So please please please, let me let me let me, let me, get what i want, this time.
Il sogno di un silenzio immacolato si schianta contro il brusio infernale di grida non raccolte.
Sono dovuta ritornare, oggi, in quell'edificio freddo e tagliente e meschino quasi come quel freddo che sbatteva violento su i miei occhi dipinti.
La stessa sensazione di disperazione, lo stesso odore di mura sporche di attimi incompiuti e lo stesso rumore di vite appese da qualche parte e lo stesso odio verso quei camici bianchi indifferenti.
Non ho avuto il coraggio di guardare da quella finestra, non ci avrei più trovato nessuno che guardava con occhi spenti la figlia bastarda salire le scale.
In uno degli ultimi giorni di visita mi sono presentata a lui con le braccia ancora fresche di tagli autoinflitti.
E glieli ho mostrati quasi conscienziosamente, parlavano senza bisogno di parole, ' papà guardami, sto soffrendo come un cane'.
Quelle poche ore passarono in silenzio.
Io sfogliando un giornale, lui piangendo dentro e forse anche maledicendo colei che, frutto del suo seme, aveva partorito per lui un dolore troppo grande.
L'ultima visita passò ancora in silenzio.
' Mi imbocchi quella minestrina? '
' Ma come fai a mangiare una schifezza simile?'
' Guarda, Andrea, che è buona la minestrina '
' No, ci pensa mamma, a me non va '.
' Ma dovete proprio andare via? Restate ancora un po' '.
' No papà, devo andare in palestra. Ci vediamo domani.'
In quel fottuto domani, quel letto era diventato vuoto di vita.
E io me lo sentivo, in quel taxi sporco di fumo, ma non tornai indietro.
A chi chiedere perdono?
Al vento?
Ad una foto?
Ad una stronza lapide sporca di terra marcia?
Voglio raggiungerti, è troppo questo per me.
Perdonami, ti prego.
Perdonami.
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