programmato da NeraRosa alle ore 19:21
venerdì, gennaio 27, 2006

So please please please, let me let me let me, let me, get what i want, this time.

Il sogno di un silenzio immacolato si schianta contro il brusio infernale di grida non raccolte.
Sono dovuta ritornare, oggi, in quell'edificio freddo e tagliente e meschino quasi come quel freddo che sbatteva violento su i miei occhi dipinti.
La stessa sensazione di disperazione, lo stesso odore di mura sporche di attimi incompiuti e lo stesso rumore di vite appese da qualche parte e lo stesso odio verso quei camici bianchi indifferenti.
Non ho avuto il coraggio di guardare da quella finestra, non ci avrei più trovato nessuno che guardava con occhi spenti la figlia bastarda salire le scale.
In uno degli ultimi giorni di visita mi sono presentata a lui con le braccia ancora fresche di tagli autoinflitti.
E glieli ho mostrati quasi conscienziosamente, parlavano senza bisogno di parole, ' papà guardami, sto soffrendo come un cane'.
Quelle poche ore passarono in silenzio.
Io sfogliando un giornale, lui piangendo dentro e forse anche maledicendo colei che, frutto del suo seme, aveva partorito per lui un dolore troppo grande.

L'ultima visita passò ancora in silenzio.
' Mi imbocchi quella minestrina? '
' Ma come fai a mangiare una schifezza simile?'
' Guarda, Andrea, che è buona la minestrina '
' No, ci pensa mamma, a me non va '.
' Ma dovete proprio andare via? Restate ancora un po' '.
' No papà, devo andare in palestra. Ci vediamo domani.'

In quel fottuto domani, quel letto era diventato vuoto di vita.
E io me lo sentivo, in quel taxi sporco di fumo, ma non tornai indietro.

A chi chiedere perdono?
Al vento?
Ad una foto?
Ad una stronza lapide sporca di terra marcia?

Voglio raggiungerti, è troppo questo per me.
Perdonami, ti prego.
Perdonami.
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programmato da NeraRosa alle ore 17:31
martedì, gennaio 17, 2006

Non esistono spiegazioni logiche per tutto.
E non esistono causalità per tipologie comportamentali incomprensibili.

Ho sentito l'emozione del terrore davanti al sangue vomitato dalla mia bocca.
Non voglio essere particolarmente macabra nè voglio assumere un atteggiamento vittimistico per un'azione che appartiene solamente alla mia facoltà arbitraria.
Però quell'emozione l'ho sentita e sono stata anche particolarmente sollevata nel constatare che, nonostante la mia freddezza, sono ancora capace di provare qualcosa.
Mi sono, e mi sto, negando ogni qualsivoglia possibilità di reazione: un desiderio avverato non mi fa più alcun effetto, un affetto prettamente incontaminato non mi dona più alcuna gratificazione e una soddisfazione guadagnata non mi rende più soddisfatta di me stessa.
Possiedo, ora, solamente reazioni innaturali e sconclusionate: il peso che scende e una conseguente euforia tossica, il cibo che viene vomitato per bene e un conseguente devastante senso di autocontrollo, il gutalax che manda in cancrena l'intestino ed un conseguente senso di leggerezza spirituale.
Tutto ciò non ha senso.
O meglio, un senso ce l'ha ma è completamente fuori da un intelligente ordinario.
E' vita questa? E' giustizia il sentirsi continuamente pugnalati da se stessi?

Sento freddo nel corpo e freddo nell'anima.
Sono 6 anni che sottolineo la mia inadeguatezza ma non è ancora arrivato il momento di smetterla.

Ma, questo momento, arriverà mai?


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programmato da NeraRosa alle ore 18:27
martedì, gennaio 10, 2006

La mia è una profonda incapacità di mostrare e, di conseguenza, mostrarmi.
La mia è un'assuefatta volontà di eliminazione che porta ad un conseguente desiderio autodistruttivo inerente al dovere eliminarmi.
Ci sono, però, numerose e controverse contraddizioni legate al volere per me stessa il nulla, quali la volontà di raccontare con il corpo che anche la più acuta sofferenza è nascosta dietro famelici sorrisi.
Non sono una contraddizione vivente e non sono un'antitesi di pensiero, sono, anzi, fin troppo coerente e lineare.
E allora perchè questa opposizione così fermamente fondata?
Eliminazione e desiderio di presenza.
Questi fattori non possono e non devono convivere.

La sento la mia vita che sta scorrendo silenziosa senza rendermi partecipe.
La sento, e me ne sto inerme e muta.
Arriverà il giorno, perchè arriverà lo so, in cui non potrò tornare indietro, il giorno in cui les jeux seront faits ed io, cosa farò?
C'è, in questo, qualche analoga rimembranza di quello che è successo alla " relazione " tra me e mio padre.
Ero così convinta che un giorno sarebbe uscito da quel fottuto ospedale, cristo, ne ero certa.

Sbagliai.

E non ho recuperato, credo anzi che sia meglio dire instaurato, nulla.

Il mio interno-corpo mi sta abbandonando.
Cuore, temperatura corporea, ormoni, serotonina.
Sono, anch'essi, finiti nel cesso insieme all'espiazione della colpa?

Sono e sarò maledetta.
Sono e sarò imperdonabile.

Sono e sarò non più una persona ma una malattia che vive con cognizione di causa.
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programmato da NeraRosa alle ore 18:15
mercoledì, gennaio 04, 2006

E così, è incominciato un nuovo anno.
E non poteva che cominciare meglio, questo nuovo e scintillante 2006.
Collasso alle 10 del primo gennaio, feroce tachicardia successiva, svenimenti improvvisi, lacrime ed urla di mia madre e una down stupefacente devastante.
Alle volte mi dimentico che il mio bastardo corpo è oramai diventato un rottame, un rottame che,
per fortuna o purtroppo,
non può più reggere la droga come sostituto del cibo.

-2kg.
Così, in una notte, in 10 ore.
Questo è l'unico regalo che il 2006 ha gentilmente stabilito di donarmi.

Ma tutto questo non vuole diventare un morboso pro-memoria nel quale scrivere i kg in meno e/o le calorie (non) ingerite.
Di morboso, c'è già tutto il mio sistema nervoso.

Non mi resta che brindare alle 150/200 calorie che ingerisco, ahimè, ogni giorno.

Buon anno Andrea.


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