Vorrei conoscere il sapore del non-senso.
La prospettiva veloce e diretta della confusione e il cammino verso un reale epilogo intrinseco di significati insignificanti.
So già tutto alla perfezione, il perchè ed il per come sono così, conosco la radice epilettica dei miei sensi di colpa, ricordo l'odore del freddo ospedale ed ho anche inciso sul mio corpo gli ultimi fiati di voce pronunciati piano da chi voleva continuare ad esistere.
E so già anche fin troppo bene che questo mio silenzio rimarrà compiuto ed incompiuto e sono conscia del fatto che tutte queste maledette contraddizioni sono il risultato logico, psicologico e metafisico del mio voler pronunciare il niente.
Odio come il niente a volte sia il tutto.
Dico basta alla scrittura contorta, basta all'alone di poeti maledetti che tutti noi ci stiamo portando dietro da secoli, basta alle finte somministrazioni di psicofarmaci come se fossero caramelle e basta ai disagi che vorrebbero essere tali.
Vorrebbero.
Condizionale come quest'ultimo, io mi sento condizionata dall'esperienza.
Niente si cancella, fanculo al tempo che dicono dovrebbe essere soprannominato " rimedio " e/o " amico futuro " del dolore.
Cazzate.
Questo è un buco, una voragine più nera della notte che sottende il temporale, più nera della visuale ad occhi sbarrati.
L'unica cosa che ho capito è che ad occhi chiusi si vede molto di più di quello che si vorrebbe vedere.
M.M - Tourniquet