Le cose cambiano e non c’è pazzia alcuna ad arrestarle.
I riflessi nero odio erano di porcellana all’albeggiare del tempo.
Fragile e finita e lucente e laccata allo scansare dei colpi.
Scivola.
Scivola preludio di un epilogo che brucia i secondi scanditi ticchettio esplosivo e di fiume non arginato.
Anch’io ho voluto non contenermi.
Racchiusa in sillabe pentagonali noncuranti nonporporee nonincisive.
Di cristallo.
Come note raccogliere a terra appassita.
Il respiro si fa pennello impregnato di colore, dipinge scogli e mare di azzurro troppo scuro.
Ed è la brezza che porta via la terraferma sotto i miei piedi.
Scappa, amico
continua a fuggire dalle parole che non ti ho detto per chiaroscura impotenza ferirmi.
Torna indietro, sorella
ho braccia troppo aperte per accogliere il profumo di suicida rinascita.
Una corsa contro il vuoto,
anelante equilibrio eppure gravido di liberazione eppure svuotato nel posto sbagliato.
Un ritorno alle origini,
genesi genitrice di sensi colpevoli di parole sulla pelle.
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