Solo in giorni di buio vesto di luce negli occhi. Piccole dita lunghissime e l'odore di passato alle spalle. L'ombra sola a ricordarmi che ho una schiena troppo esile per nascondere così tanto. Il tuo nome sulla mia caviglia eppure per macchiare di te anima e corpo ho avuto di più. Che non dimentica la pelle mia d'ebano. Non dimentica. Sul cuore marchiato a fuoco il mio nome che diviso in due non ha appartenenza. E piacere subliminale il pronunciare di violenza gravido l'essere mio. mio. mio. Specchi. Neri abbastanza per riflettere il corpo che parole e sguardi e odio hanno modellato. la mia cupola il mio scudo. E come il suo silenzio possa parlare, ascolto. Muta.
Dove sarò? Da qualche parte. Lontana da qui.
Lontana da qui.