A quella donna che io decido di chiamare donna.
A quella donna nobile di sguardi e parole. Toni di voce tremanti ma stabili. A quegli occhi che scappavano veloci. A quegli occhi che volevano non sentire, ma sentivano.
A quella donna fragile. Alle sue invisibili lacrime che segretamente ho fatto mie, custodendole.
A quella donna indispensabile. Agli asfittici momenti in sua non presenza dove sorrido ad occhi chiusi al nostro incontro, vicino o lontano.
A quella donna smascherata. Alla sua verità priva di catene. Alla sua gioia priva d'obbligo. Alle sue lacrime taglienti prive di ostentata pena e umilmente umili di verità.
A quella donna che se anche donna non fosse, io continuerò a chiamarla tale.
A Costanza,
Nera Rosa.