programmato da NeraRosa alle ore 20:34
giovedì, aprile 20, 2006

Ho deciso di scrivere un libro.

Ho deciso di mettere su carta le mie  sofferenze, le mie paure, le mie gioie e la mia malattia che, benchè si possa dire che sia solo un capriccio, malattia rimane.

E ho deciso, inoltre, di porre fine a questo blog.
Ringrazio tutti quelli che in questi anni hanno letto le mie parole, con amore, piacere, trasporto ed empatia.

Arrivederci ad un domani, cari compagni di viaggio.


Andrea
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programmato da NeraRosa alle ore 19:21
venerdì, gennaio 27, 2006

So please please please, let me let me let me, let me, get what i want, this time.

Il sogno di un silenzio immacolato si schianta contro il brusio infernale di grida non raccolte.
Sono dovuta ritornare, oggi, in quell'edificio freddo e tagliente e meschino quasi come quel freddo che sbatteva violento su i miei occhi dipinti.
La stessa sensazione di disperazione, lo stesso odore di mura sporche di attimi incompiuti e lo stesso rumore di vite appese da qualche parte e lo stesso odio verso quei camici bianchi indifferenti.
Non ho avuto il coraggio di guardare da quella finestra, non ci avrei più trovato nessuno che guardava con occhi spenti la figlia bastarda salire le scale.
In uno degli ultimi giorni di visita mi sono presentata a lui con le braccia ancora fresche di tagli autoinflitti.
E glieli ho mostrati quasi conscienziosamente, parlavano senza bisogno di parole, ' papà guardami, sto soffrendo come un cane'.
Quelle poche ore passarono in silenzio.
Io sfogliando un giornale, lui piangendo dentro e forse anche maledicendo colei che, frutto del suo seme, aveva partorito per lui un dolore troppo grande.

L'ultima visita passò ancora in silenzio.
' Mi imbocchi quella minestrina? '
' Ma come fai a mangiare una schifezza simile?'
' Guarda, Andrea, che è buona la minestrina '
' No, ci pensa mamma, a me non va '.
' Ma dovete proprio andare via? Restate ancora un po' '.
' No papà, devo andare in palestra. Ci vediamo domani.'

In quel fottuto domani, quel letto era diventato vuoto di vita.
E io me lo sentivo, in quel taxi sporco di fumo, ma non tornai indietro.

A chi chiedere perdono?
Al vento?
Ad una foto?
Ad una stronza lapide sporca di terra marcia?

Voglio raggiungerti, è troppo questo per me.
Perdonami, ti prego.
Perdonami.
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programmato da NeraRosa alle ore 17:31
martedì, gennaio 17, 2006

Non esistono spiegazioni logiche per tutto.
E non esistono causalità per tipologie comportamentali incomprensibili.

Ho sentito l'emozione del terrore davanti al sangue vomitato dalla mia bocca.
Non voglio essere particolarmente macabra nè voglio assumere un atteggiamento vittimistico per un'azione che appartiene solamente alla mia facoltà arbitraria.
Però quell'emozione l'ho sentita e sono stata anche particolarmente sollevata nel constatare che, nonostante la mia freddezza, sono ancora capace di provare qualcosa.
Mi sono, e mi sto, negando ogni qualsivoglia possibilità di reazione: un desiderio avverato non mi fa più alcun effetto, un affetto prettamente incontaminato non mi dona più alcuna gratificazione e una soddisfazione guadagnata non mi rende più soddisfatta di me stessa.
Possiedo, ora, solamente reazioni innaturali e sconclusionate: il peso che scende e una conseguente euforia tossica, il cibo che viene vomitato per bene e un conseguente devastante senso di autocontrollo, il gutalax che manda in cancrena l'intestino ed un conseguente senso di leggerezza spirituale.
Tutto ciò non ha senso.
O meglio, un senso ce l'ha ma è completamente fuori da un intelligente ordinario.
E' vita questa? E' giustizia il sentirsi continuamente pugnalati da se stessi?

Sento freddo nel corpo e freddo nell'anima.
Sono 6 anni che sottolineo la mia inadeguatezza ma non è ancora arrivato il momento di smetterla.

Ma, questo momento, arriverà mai?


[ Antony and the Johnsons - Soft black stars ]
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programmato da NeraRosa alle ore 18:27
martedì, gennaio 10, 2006

La mia è una profonda incapacità di mostrare e, di conseguenza, mostrarmi.
La mia è un'assuefatta volontà di eliminazione che porta ad un conseguente desiderio autodistruttivo inerente al dovere eliminarmi.
Ci sono, però, numerose e controverse contraddizioni legate al volere per me stessa il nulla, quali la volontà di raccontare con il corpo che anche la più acuta sofferenza è nascosta dietro famelici sorrisi.
Non sono una contraddizione vivente e non sono un'antitesi di pensiero, sono, anzi, fin troppo coerente e lineare.
E allora perchè questa opposizione così fermamente fondata?
Eliminazione e desiderio di presenza.
Questi fattori non possono e non devono convivere.

La sento la mia vita che sta scorrendo silenziosa senza rendermi partecipe.
La sento, e me ne sto inerme e muta.
Arriverà il giorno, perchè arriverà lo so, in cui non potrò tornare indietro, il giorno in cui les jeux seront faits ed io, cosa farò?
C'è, in questo, qualche analoga rimembranza di quello che è successo alla " relazione " tra me e mio padre.
Ero così convinta che un giorno sarebbe uscito da quel fottuto ospedale, cristo, ne ero certa.

Sbagliai.

E non ho recuperato, credo anzi che sia meglio dire instaurato, nulla.

Il mio interno-corpo mi sta abbandonando.
Cuore, temperatura corporea, ormoni, serotonina.
Sono, anch'essi, finiti nel cesso insieme all'espiazione della colpa?

Sono e sarò maledetta.
Sono e sarò imperdonabile.

Sono e sarò non più una persona ma una malattia che vive con cognizione di causa.
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programmato da NeraRosa alle ore 18:15
mercoledì, gennaio 04, 2006

E così, è incominciato un nuovo anno.
E non poteva che cominciare meglio, questo nuovo e scintillante 2006.
Collasso alle 10 del primo gennaio, feroce tachicardia successiva, svenimenti improvvisi, lacrime ed urla di mia madre e una down stupefacente devastante.
Alle volte mi dimentico che il mio bastardo corpo è oramai diventato un rottame, un rottame che,
per fortuna o purtroppo,
non può più reggere la droga come sostituto del cibo.

-2kg.
Così, in una notte, in 10 ore.
Questo è l'unico regalo che il 2006 ha gentilmente stabilito di donarmi.

Ma tutto questo non vuole diventare un morboso pro-memoria nel quale scrivere i kg in meno e/o le calorie (non) ingerite.
Di morboso, c'è già tutto il mio sistema nervoso.

Non mi resta che brindare alle 150/200 calorie che ingerisco, ahimè, ogni giorno.

Buon anno Andrea.


[ Antony and the Johnsons - You are my sister ]
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programmato da NeraRosa alle ore 17:33
martedì, dicembre 20, 2005

L' asfittica consapevolezza che vaga silente in questa aria così fredda capace di gelare animaecorpo, di avere perso tutto.
Perso un punto di riferimento lontano nello squallido grigiore milanese, persa, per essere ritrovata e per essere poi ripersa nuovamente, la personificazione di uno stupido ed assurdo legame trascendente in un lontano grigiore modenese,  persa la genesi esistenziale in un troppo vicino grigiore bolognese e la voglia di stare in piedi, anch'essa persa eccome in tutti questi grigiori apparentemente lontani ma vicini emotivamente.

Forse è colpa di questa malattia che come un cappio al collo, stringe e strangola ogni tipo di volontà, ogni tipo di emozione, di slancio, di voglia, di pensiero, di azione, di speranza e di lotta più o meno tenace.
Non lascia un briciolo di dignità, non lascia verità ma solo squallide e patetiche bugie soffocate dal desiderio incessante di evadere e non lascia che una volontà incatenata possa, con le proprie misere forze, partire per cercare una meta inesistente.

Si stava bene, io stavo bene quando rendevo il mio cervello e il mio corpo un surrogato della potenza chimica stupefacente.
In mezzo a colori forti, in mezzo a suoni sporchi e in mezzo a luci epilettiche.
Si stava bene, io stavo bene tra il non-pensiero e la consapevolezza interna del sapere cosa significava questo non-pensare.

Viviamo per morire.

E il come, non dovrebbe e non deve interessare a nessuno.


[ Jewel - Foolish games ]
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programmato da NeraRosa alle ore 17:49
mercoledì, dicembre 07, 2005

Appena riemersa da un tete à tete con la magica voragine che accoglie i sensi di colpa.
Meraviglioso come tutto si cancella in un nano secondo. Se fosse tutto così facile.

Ricordo quando Valentina mi suonò questa melodia così selvaggia e docile allo stesso tempo.
Mi scese una lacrima e fu la prima volta che non trattenni me stessa nell'esternare un caotico brusio di dolore, rancore e rabbia.
Ricordo anche come le note sfiorate da due mani leggere mi ricondussero al 18 Maggio 2005.
La proiezione esterna di me stessa, in un'ospedale freddo e muto, io che conoscevo già tutto, tutto tranne la morte.

Mio padre mi abbandonò così, lasciandomi uno scritto incompleto, lasciandomi una risposta inesistente e lasciandomi tutto il suo eroico desiderio di una conoscenza profonda e fermamente radicata nella decadenza a noi circostante.

E io che gli devo tutto, tutta me stessa, tutto quello che sono, tutto quello che sarò, tutto quello che ho imparato, tutto l'amore per lo studio compulsivo di una realtà in continuo sfascio, io che lo amavo ma che sempre ho dimostrato di odiarlo, mai gli ho esternato la realtà pura e semplice, perchè di semplicità si tratta, che mio padre è e sempre sarà il mio più grande amore della mia vita.

E quanto mi manchi Papà, solo quel bastardo di Dio lo sa, ma tu,
potrai mai perdonarmi?

[ Beethoven - Sonata al chiaro di luna ]
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programmato da NeraRosa alle ore 21:35
sabato, dicembre 03, 2005

Tutto is from the beginning.
Nicotina, aria, insofferenza ad uno stato acuto, depressione latente.
E mi chiedo chi salverà le nostre anime, la mia anima. E' scontato e palese che per me il signorino vestito di bianco, con la barba non fatta ed il bastone alla pastore di montagna non esiste. Ma se esistesse, nutre così tanto odio verso noi povere creature rinchiuse in questa sfera paludosa chiamata mondo? Se ci fosse, adesso starà sicuramente smezzando una sigaretta con la vergine maria e qualche apostolo disceso dal nulla perchè lui sì, che non ha un cazzo da fare. Disgrazie, sangue, odio, morte. Ma come puoi permettere tutto ciò, oh amico dei deboli? E se Dio si è davvero fatto a somiglianza degli uomini, che razza di uomo era?
Stasera sono blasfema, irriverente ed arrogante. Come al mio solito. Il simpaticissimo Dante mi conficcherà nel terzo girone del settimo cerchio, violenti contro Dio, e per me dovrà inventare una punizione non ancora inventata. Dico terzo girone del settimo cerchio forse per rassicurarmi, perchè la mia presenza sarà sicuramente anche nel secondo girone, violenti contro se stessi, dato che quel giorno quelle fottutissime pillole non hanno svolto il compito che avrebbero dovuto. Ma forse anche tra gli avari, iracondi, eretici, accidiosi e quant'altri Dante ha riservato un posto per me, in prima fila.
Ed è bello pensare al proprio futuro così, c'è chi se l'immagina sognando una vita alla Mulino Bianco tra marito, suocera, figli, piscina e soldi e c'è chi, come me, già prevede di essere tra quelli che corrono intorno,  senza una sosta che sia una e con una pioggia di fuoco sopra la testa.
E quando incontrerò Paolo e Francesca sputerò loro in faccia, urlando loro che l'amore non esiste.

E non ci indurre in tentazioni, ma liberaci dal male.
Amen.
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programmato da NeraRosa alle ore 14:32
lunedì, ottobre 17, 2005

da deviant







Ogni rumore melodico sembra parlare di me, delle mie situazioni e delle mie discontinue cadute.
Ho passato tre giorni in nome della depurazione interna, fisica e psicologica.
Ho paura di confrontarmi con cifre numeriche, ho troppi pensieri al limite della normalità che mi assillano.
E se.. Ma se.. Forse no.. Se no allora..
Li lascio circolare in testa, solitari, rumorosi e blasfemi.
Prima o poi mi metteranno di fronte la realtà cruda, la realtà nauseabonda del fatto che il mio corpo mi sta odiando quasi nella stessa maniera in cui io lo detesto.
Mi urla di finirla.
Mi urla di assaporare il giorno nella sua mera essenza.
Mi urla di smettere di odiarmi perchè il passato non ritorna.
Mi urla di essere quello che sono e non un surrogato di quello che vorrei per me stessa.
Ma non riesco a dimenticare.
Non riesco ad annegare ricordi di una gravità emotiva troppo forte.
Non riesco a dimenticare un " come sei cara figlia mia " pronunciato da una voce della quale non ricordo più il suono.
Perchè?
Torna indietro papà.
 
Torna indietro,
ti prego ..
 
 
[ M.M - Suicide is painless ] 
 
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programmato da NeraRosa alle ore 11:33
venerdì, ottobre 14, 2005

L'illusione di una riuscita.
L'illusione di un benessere insano.
L'illusione di un autocontrollo.
E l'illusione di passi lontani dal buco che raccoglie i sensi di colpa e li cancella in un nano secondo.
Stamattina non è andata.
Non è andata così.
Ho riempito quel poco che c'era da riempire.
Ho urlato per il dolore che mi sono auto inflitta.
Ho urlato di nuovo per il dolore fisico che mi sono autoinflitta.
Ed ho urlato per aver perso.
Perso il controllo e ritrovarmi riversa in un rendez-vous patetico con il gabinetto.
 
I'm a loser.
E questo mi basta.
 
The postal service - the district sleeps alone tonight
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programmato da NeraRosa alle ore 18:26
martedì, ottobre 11, 2005

Vorrei conoscere il sapore del non-senso.
La prospettiva veloce e diretta della confusione e il cammino verso un reale epilogo intrinseco di significati insignificanti.
So già tutto alla perfezione, il perchè ed il per come sono così, conosco la radice epilettica dei miei sensi di colpa, ricordo l'odore del freddo ospedale ed ho anche inciso sul mio corpo gli ultimi fiati di voce pronunciati piano da chi voleva continuare ad esistere.
E so già anche fin troppo bene che questo mio silenzio rimarrà compiuto ed incompiuto e sono conscia del fatto che tutte queste maledette contraddizioni sono il risultato logico, psicologico e metafisico del mio voler pronunciare il niente.
Odio come il niente a volte sia il tutto.
Dico basta alla scrittura contorta, basta all'alone di poeti maledetti che tutti noi ci stiamo portando dietro da secoli, basta alle finte somministrazioni di psicofarmaci come se fossero caramelle e basta ai disagi che vorrebbero essere tali.
Vorrebbero.
Condizionale come quest'ultimo, io mi sento condizionata dall'esperienza.
Niente si cancella, fanculo al tempo che dicono dovrebbe essere soprannominato " rimedio " e/o " amico futuro " del dolore.
Cazzate.
Questo è un buco, una voragine più nera della notte che sottende il temporale, più nera della visuale ad occhi sbarrati.
L'unica cosa che ho capito è che ad occhi chiusi si vede molto di più di quello che si vorrebbe vedere.
 
M.M - Tourniquet
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programmato da NeraRosa alle ore 18:48
mercoledì, maggio 25, 2005


Il peggio è di impossibile arrivo nutrito spento d’affanno e di vuoto dipinto. Quattro le parole che mi hanno gettato a terra. Solo quattro. Come proiettili a raffica nel cuore. Come un addio mentre due labbra ancora parlano d’amore. Tuo padre è morto. Un pavimento gelido sotto la mia schiena, cieca due occhi spenti partorivano lacrime ed ebbra la mia testa di rancori perché non ho parlato quando le mie labbra potevano schiudere parole perché non ho saputo essere figlia quando un cuore scriveva un addio silenzioso perché non ho stretto la tua mano quando il buio nascondeva la luce. Per te papà. non ti ho detto. dovevo dirti. come cappio al collo stringevano la gola e respiravano oblio gelido le parole. Occhi su di me freddi e vuoti e ingordi, - povera ragazza sarà dura ora – perché abbracci carezze e stupide sillabe di senso fittizio come vapore al sole non bastano e un ago nella pelle, sottocutanea la merda nel mio corpo – da forza ragazza, fidati, così potrai salutarlo - .
Un volto freddo.
–        Sei tu papà? –
Tra il bianco celato.
–        Non può essere lui -
  Due occhi di priva esistenza.
–        Perché ora papà? –
  Una carezza sul volto come di marmo scolpito e una parola che ancora attende risposta
     – Perché non mi rispondi papà? -.
Passi. Silenti nel buio. Sotto la pioggia che celava il mio dolore. Giorni asfittici gravidi di una memoria che non trova pace gravidi di un perché che attende spiegazione gravidi di un odio da rivoltare contro chi sa. Contro chi ha potuto. Contro me stessa.
Quattro lettere, sempre quattro.
Scritte sulla pelle perché il ricordo sia indissolubile.
Quattro lettere.
E la notte che non conosce più il giorno.


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programmato da NeraRosa alle ore 20:31
giovedì, maggio 19, 2005


A mio padre,
che ha lasciato lividi e sguardi silenziosi gravidi di parole non dette ma nascoste dentro al cuore. mio e suo.
A mio padre,
che ha saputo insegnarmi cos'è la bellezza del profondo e cos'è la vita nel suo vortico incessante, impetuoso e senza via d'uscita.
A te papà,
rivolgo parole che mai ti ho detto.
      Ti voglio bene
A quando un giorno, saremo di nuovo insieme.
Tua, sempre.
A.

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programmato da NeraRosa alle ore 12:01
domenica, maggio 08, 2005



Di anestetica ricompensa in giorni liquidi di libertà autoindotta,
di preghiere di suoni blasfemi gravide,
di esecrabile vendetta nell’ultimo colore della notte,
di barene che quattro incisorie parole hanno modellato a proiettile in sottocutaneo legame,
tra il cuore e la giugulare unito,
di qualche passo verso l’alba intinta di polvere nera negli occhi,
di fotografie dipinte di perfezione,
di pagine di guerre già anelate e il paradosso a cornice,
di silenzi,
di grida,
di occhi chiusi sul tuo volontario addio,
di un perché che culla il silenzio,
e l’amico migliore che annienta il dissenso tra la tua e mia collana di dipendenza stretta al collo.




L’uguaglianza è a volte così distante.
Perdono.





A mio padre.




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programmato da NeraRosa alle ore 18:40
mercoledì, aprile 20, 2005



Requiem di danze di melodia tremante prive,
pensieri di sentimento intinti in nero alone di malinconica assenza,
visioni sublimi di guerra in riflessi corporei gravide,
di abbracci perimetrati tra sguardi incisori poco trasparenti,
di un’ascesa che diventa cieca discesa,
e percorrendo in asfittico ritroso la mia culla di futuro.

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programmato da NeraRosa alle ore 18:36
martedì, aprile 12, 2005

Le cose cambiano e non c’è pazzia alcuna ad arrestarle.
I riflessi nero odio erano di porcellana all’albeggiare del tempo.
Fragile e finita e lucente e laccata allo scansare dei colpi.
Scivola.
Scivola preludio di un epilogo che brucia i secondi scanditi ticchettio esplosivo e di fiume non arginato.
Anch’io ho voluto non contenermi.
Racchiusa in sillabe pentagonali noncuranti nonporporee nonincisive.
Di cristallo.
Come note raccogliere a terra appassita.
Il respiro si fa pennello impregnato di colore, dipinge scogli e mare di azzurro troppo scuro.
Ed è la brezza che porta via la terraferma sotto i miei piedi.
Scappa, amico
continua a fuggire dalle parole che non ti ho detto per chiaroscura impotenza ferirmi.
Torna indietro, sorella
ho braccia troppo aperte per accogliere il profumo di suicida rinascita.
Una corsa contro il vuoto,
anelante equilibrio eppure gravido di liberazione eppure svuotato nel posto sbagliato.
Un ritorno alle origini,
genesi genitrice di sensi colpevoli di parole sulla pelle.

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programmato da NeraRosa alle ore 23:23
lunedì, dicembre 27, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attendendo il tenue respiro della notte per un passato che ha già troppo partorito cicatrici.

l’illusione di una rinascita e lo schianto primordiale misto a fulgida anestesia endovenosa.

e l’epilogo non sicuramente sottintende la fine che per un cammino incompiuto ha diverse parole da pronunciare.

Argento e fango e l’assaporare continuo di passi e silenzio.

brutale la dolcezza di quell’alba che nemmeno ricordo e assidui me stessa gli anni che nemmeno ho. Amica tra le braccia e consolare me stessa attraverso altrui le lacrime di amica che non dimentica lo so le parole.

potenziale arbitrio chiedo quell’emorragia emozionale di solo nero pittore cieco che vede fin troppo la luce del buio.

passi incompiuti dipingere bianco e nero quadro monocromatico di emozioni e fumo in gola.

Elena e tenerezza e ingenuità troppo dura e occhi che sguardi sanno interpretare. io dedico per non dimenticare l’ultimo ritorno.

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programmato da NeraRosa alle ore 22:50
mercoledì, settembre 15, 2004

Da squarci appartenenti ad un dolore dissolto. Agosto 2003, 9.

giorni come acidi corrosivi. ritorcere la mia violenza come laccio al collo. e si ritorce. via d'uscita assente. attendendo un risveglio divincolato e sono le mie parole asfittiche ad inniettare dolce veleno nel corpo. giorni come abortite speranze. e dita flessibili come un cazzo che stupra l'anima. in gola. in vena. in me. perchè non mi sono mai odiata abbastanza. mai così. perchè manichino di plastica malleabile, modellabile, maltrattabile è il mio secondo nome. perchè amo lo scrivere colpevolezza di sangue sulle mie braccia. io e il mio oblio di metallo. e scorre. scorre. lacrime di rosso cremisi della mia vera persona intrappolata all'interno. god save the queen. ed io.. sono la vergine puttana di me stessa.

God save me.

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programmato da NeraRosa alle ore 12:27
domenica, luglio 04, 2004

Ho dolore mio calmante.

E così pochi sorrisi a squarciare il petto mio violato.

Quei ricordi per cui tanto ho gemuto meta trovano insieme all’anima mia ripudiata.

Un corpo perfetto e candida la mano di bambina stretta attorno al collo come perla più cara a rincuorarmi che le mie richieste non hanno trovato ancora fine.

Parto. E lascio qui i sogni non avverati, le parole d’addio che ancora non ho rivolto e il soffice desiderio di tornare accettata da questo io insaziato.

E a voi, cari compagni di viaggio, rivolgo l’abbraccio più dolce.

 

Con infinito affetto.

 

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programmato da NeraRosa alle ore 11:59
giovedì, giugno 10, 2004

Solo in giorni di buio vesto di luce negli occhi. Piccole dita lunghissime e l'odore di passato alle spalle. L'ombra sola a ricordarmi che ho una schiena troppo esile per nascondere così tanto. Il tuo nome sulla mia caviglia eppure per macchiare di te anima e corpo ho avuto di più. Che non dimentica la pelle mia d'ebano. Non dimentica. Sul cuore marchiato a fuoco il mio nome che diviso in due non ha appartenenza. E piacere subliminale il pronunciare di violenza gravido l'essere mio. mio. mio. Specchi. Neri abbastanza per riflettere il corpo che parole e sguardi e odio hanno modellato. la mia cupola il mio scudo. E come il suo silenzio possa parlare, ascolto. Muta.

Dove sarò? Da qualche parte. Lontana da qui.

Lontana da qui.

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programmato da NeraRosa alle ore 19:17
lunedì, maggio 17, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E dove giorno non ha colore

notte in mani di velluto ho raccolto.

Dove affondo coltelli

dolore alcuno a vestirmi.

Proiettili prelusi

Dissipati

Carnefici

forza non hanno più

per scrivere di te

sulla pelle mia d’ebano.

Cinque lettere

di suono randagio

e sapore zingaro

affannato alone

d’immacolato ricordo

lasciare.

E dove giorno non ha colore

rossa recisa

l’incarnata grafia

di cinque lettere

che suono non più gravido

lasciano.

 

 

- Amore -

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programmato da NeraRosa alle ore 17:43
sabato, maggio 01, 2004

Lava in argini di miele ho posato.

sui miei occhi

stanchi di aspettare.

Sui miei occhi stanchi di.

E quando dicevo

- non andare che di notte risplende il giorno -

ridevi di me impaurita.

I miei occhi

immacolata tristezza

risplendevano nei tuoi

e non importa se alba sarà a schiuderli.

non importa se.

Nell’ultima parola

d’amore zingaro ebbra

incatenarsi ho lasciato i pensieri miei.

E la notte eburnea

sola ha accarezzato il mio viso

di pallida destinazione sporco.

Non ematoma ma ricamo

la sublime certezza

in questa notte di pioggia argentata

bagnare il mio corpo

di sguardi tuoi

complici.

 

 

To Alex.

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programmato da NeraRosa alle ore 11:59
venerdì, aprile 16, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

oggi che il mio corpo è di organza vestito e affamato e violentato e immacolato cristallo nelle tue preziose mani innocente tuo diritto la cura per me. ali di terra ferma le braccia mie scritte di parole tue fendenti il leggermi vissuta carne fluida di veleno è tuo soltanto. la mia bocca vomita rimpianti che sapore ha non di te e mani modellano la cicatrice collana del mio tempo senza fine. La mia notte ha di giorno dolore la mia bocca ha di notte socchiuso e parole nere oblio pronunciato. per te. e per me anche. la cura il silenzio. che alba può cullare. una carezza che calore cura il dolore. una carezza soltanto. e cullarci. quando il silenzio non conta.

quando il silenzio non conta.

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programmato da NeraRosa alle ore 22:00
martedì, aprile 13, 2004

Stasera non ho il tempo di percorrere scie di ricordi. Eppure.

Stasera non ho il tempo di incollare lacrime su parole già vissute. Eppure.

Quale preziosa unione la nostra. In tutto ciò che fu.

Solo il tempo non possiedo per elidere ricordi. inostriricordi.

in sere di pioggia.

dove sguardi estranei si incontrarono.

in sere di pioggia.

A L.

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programmato da NeraRosa alle ore 21:24
giovedì, aprile 01, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pennello. e colore. nero. che cola. polpastrelli che tatto non hanno più. per toccarti rose e carta. bianca come parole acerbe da vergine bocca, una e sola.

Pennello. e quadri. incompleti. ferite su corpi di metallo che perfezione cristallina ha sfiorato. brividogioiadolore e suoni prosaici. da toccare inebriare conservare.

Pennello. e colore. rosso. non cola. dove incontrai occhi incontrarmi. continua a guardarmi. sangue non sfiora. fino all'alba continua a guardarmi.

Pennello. e quadro. incompleto. uno solo. vetro attraverso. vita che scorre su chirurgia da polsocuoreanima. farfalla da ali sbiadite. dipingimi un altro volo. ancora.

Pennello. e colore. e quadri. immagini quando notte non permette il giorno ho dipinto. aghi vene mani. su riflessi. in occhi altrui. su riflessi. in occhi di fango.

Pennello. e colore. e quadro. sono colei che non vedete. di nero carnefice la mia ombra.

Pennello. non più colore. non più quadro.

e null'altro da dipingere.

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